mercoledì 7 settembre 2011

lunedì 5 settembre 2011

Fa caldo nella terrazza di Sandra. Non solo perché le temperature di questa giornata di inizio settembre sono ancora alte, ma anche perché questo è uno di quegli incontri che non si dimenticano. 
Siamo in tante questa sera, la Casa delle Donne di oggi è ben rappresentata. Molte delle presenti non si incontrano da anni e l'occasione è la gradita presenza di Pina Nuzzo (UDI nazionale) in questi giorni a Lecce per la scuola estiva della differenza. 
Ci siamo incontrate per aggiungere qualche tassello alla ricostruzione di questa importante storia, ed infatti questa si rivela una bella occasione per guardare al movimento femminista come non abbiamo ancora fatto finora. Manuela introduce il progetto con voce emozionata; c’è entusiasmo in tutte noi e forse un po’ di incertezza. Ma il racconto di Pina Nuzzo scioglie ogni riserva. Puntuale, precisa ed appassionata,  parla della fine degli anni '70 ed '80 a Lecce, della sua storia, dell’incontro con l' UDI, di come ha “attraversato” temi e lotte femministe e di come ha incrociato alcune delle persone presenti. 
Il suo è un racconto che apre molti interventi. Ognuna col suo flusso di memoria, ordinate, calme, rispettose delle parole delle altre. Si alternano i racconti pacati e gli sguardi diversi, che arricchiscono il racconto. Ed è come se insieme si cercasse di capire qualcosa di più di quanto accaduto. 
Pina racconta tra le tante cose, la lotta dell’Udi per i consultori; interviene Sandra che a sua volta ricorda le contrapposizioni per i consultori pubblici sostenuta dall’ UDI e la pratica sul campo dell’ AIED. 
Si snocciolano nomi e luoghi e si affrontano molti temi. La questione dell’organizzazione politica del movimento inoltre emerge con le stesse debolezze di oggi : finanziamenti ed autonomia. 
È la volta di Pinuccia e di Consiglia che parlano della loro esperienza nella casa delle donne degli anni ‘80, del MAD, dei collettivi .. si parla anche di separatismo, della necessità secondo alcune di caratterizzare alcuni luoghi col pensiero femminile, scelta non da tutte condivisa. Si agganciano i ricordi delle altre, chi ha partecipato attivamente, chi guardava dall'esterno cosa accadeva a Lecce. Ogni singola storia porta con sé grandi riflessioni. Ma il flusso dei ricordi viene interrotto dalle domande di Pina.Vuole sapere cosa ci spinge a fare questo lavoro, qual è il senso profondo della nostra ricerca, quale la nostra esperienza e cosa ci aspettiamo dal nostro domani. E' il momento del confronto vero, tra noi trentenni che di quelle lotte hanno potuto beneficiare e chi quei conflitti invece li ha vissuti sulla propria pelle.  
Cambiano le parole, le prospettive ed i racconti. Rimane uguale, mi sembra, il desiderio di libertà di ognuna. Ed è proprio questo ciò che ci avvicina a questa storia fatta di volti di donne leccesi e non. È il desiderio di andare oltre ciò che possiamo trovare scritto su un libro, sentire quali sono state le emozioni provate, ed andare oltre ciò che il mondo intorno ci suggerisce. 
Spesso capita a chi vive un epoca e un Paese che garantisce diritti civili importanti, di dare per scontate molte cose. Capita anche che ci si senta “inadeguate” se si avverte quel cortocircuito tra diritti acquisiti e comportamenti che riproducono schemi arcaici (vedi quanto accaduto nel nostro Paese) e lì lo smarrimento di noi giovani donne, figlie di rivendicazioni importanti, può essere grande. Da qui la voglia di andare a parlare con chi prima di noi si è confrontato con il ruolo delle donne nella società, con chi il femminismo lo ha costruito, ci ha riflettuto e scritto e con chi al di là del movimento stesso, ha raggiunto la libertà che cercava. I.

martedì 6 settembre 2011

La città a soqquadro

Gli incontri con le protagoniste di questo lavoro continuano. Ho conosciuto, la settimana scorsa, Ada e Consiglia.
Ada ha una casa bellissima, piena di piante e di libri, una casa di quelle che sogni di avere quando sei bambina. Ada ci ha raccontato, brevemente, quali furono negli anni ’70 le questioni “care” al femminismo, e come sono cambiate in questi ultimi anni. Ce ne riparlerà nei dettagli davanti ad una telecamera. L’arrivo di Antonella ha movimentato la riunione, come sempre accade quando si incontrano  due o più donne che han vissuto un’esperienza simile. Ada è pacata, lo sguardo dritto e fiero; Antonella, quel pomeriggio,  mi ha fatto pensare a quelle pasionarie care a certi registi e scrittori.
Consiglia, invece, mi ha colpito perché sembra una donna tranquilla, se ci parli dieci minuti. Capisci invece che ha un fuoco, dentro, se ti trattieni oltre. Cosa l’ha avvicinata al movimento delle donne, perché ha partecipato attivamente alla costruzione della casa? Il senso civico e morale, una certa ideologia, il sentimento di giustizia, tutto questo insieme… mi sono resa conto che dietro quello che è successo nel Salento in quegli anni  c’era una fortissima passione che andava oltre la politica. “In 30 abbiamo messo a soqquadro la città. Eppure non mi ero mai accorta che eravamo solo in 30… Lecce è stata davvero all’altezza dei tempi” racconta Consiglia. È facile immaginarle, queste donne, e il soqquadro di 30 anni fa… Sarebbe bello avere delle immagini d’archivio.

lunedì 29 agosto 2011

Le distanze

 Durante il nostro ultimo incontro, Sandra mi aveva accennato che Pina Nuzzo, delegata nazionale UDI, avrebbe trascorso qualche giorno nel Salento, a fine agosto. Per telefono Pina è stata molto cordiale, da subito disponibile. Mi ha colpito il tono della sua voce, molto rassicurante, amichevole, impressione rafforzatasi durante il nostro incontro. Ho conosciuto Pina questo pomeriggio. Abbiamo parlato dell’idea del documentario, del lavoro già svolto e quello da programmare. Pina conosce bene la geografia del movimento femminista in Puglia, i rapporti tra le diverse città e paesi, ne fa parte integrante, anzi di più.
Delle parole di Pina questo mi ha colpito “La questione femminile è una questione di distanza”. È qualcosa a cui non avevo mai pensato, ma che ha subito illuminato le mie riflessioni sulla questione femminile fatte fino ad ora. Le distanze. Probabilmente anche questo sarà un aspetto da raccontare nel nostro documentario. Sarebbe bello discuterne insieme.

giovedì 11 agosto 2011

Abbiamo bisogno di voi

Il lavoro sul documentario procede. In questi primi mesi, insieme a Ilaria e Manuela, si é riflettuto sul contenuto del film e sul materiale disponibile. Abbiamo avuto diversi incontri, raccolto dei nomi, incontrato gente.
Sandra del Bene è stata e sarà un aiuto fondamentale per noi. Ci ha raccontato, davanti alla telecamera, la storia del “suo” femminismo. Abbiamo fatto delle riprese vicino al Tito Schipa e a casa sua; abbiamo anche delle immagini di una riunione sulla sua terrazza girate la settimana scorsa.  A fine agosto incontreremo Pina Nuzzo.
 
Nelle prossime settimane il lavoro diventerà più articolato.
 “Le storie che so di lei” è un lavoro di ricerca, ma anche, e soprattutto, di racconto attraverso delle immagini. Da una parte, dunque, abbiamo bisogno di persone che abbiano voglia di raccontare e raccontarsi.
L’idea, appunto, è quella di una racconto corale, preciso, con un rigore storico, ma anche emotivo, personale. Questo documentario sarà un lavoro a “tante mani e tanti occhi”, con una direzione precisa, ma “aperto” e democratico. Per questo abbiamo bisogno delle vostre esperienze, che siano politiche oppure più legate alla sfera personale. Ogni testimonianza sarà significativa per la realizzazione del progetto.

Cosa c’è all’inizio del femminismo? Perché le donne salentine hanno sentito il bisogno, la voglia di incontrarsi? Cosa sono i femminismi in una realtà relativamente piccola e del sud? Cosa è successo in quegli anni? Ci sono delle caratteristiche del femminismo a Lecce? Che volto ha? Quali sono i luoghi del femminismo nel Salento?
 
Dall’altra parte abbiamo bisogno anche di fotografie, testi, filmati, ogni cosa che possa raccontare per immagini quel periodo.
 
Scriveteci per qualsiasi iniziativa e idea.

lunedì 6 giugno 2011

Ciak si gira

6 giugno 2011 - Abbiamo finalmente iniziato, dopo tanto parlare, immaginare e raccontare, tutto è pronto per la realizzazione del video sul movimento femminista a Lecce. Ciak si gira.

Siamo a casa di Sandra del Bene. Appuntamento alle tre di un assolato pomeriggio. Sandra ci accoglie con un caffè in ghiaccio, prima di cominciare a raccontare ciò che ha vissuto, attraverso le lotte, gli entusiasmi e le difficoltà, in un "flusso di coscienza" che ci incanta per ore.  

Paola scruta Sandra e l'ambiente intorno con la sua video camera, come fosse il prolungamento dei suo occhi, mentre Manuela ed io siamo lì a mantenere il  microfono, fare domande ma soprattutto ad ascoltare, con curiosità e tanta voglia di capire.

Ilaria






mercoledì 1 giugno 2011

L'anniversario

65 anni fa, il 2 giugno del 1946, le donne italiane votarono per la prima volta. Fu anche grazie a loro che molti dei diritti fondamentali oggi presenti nella nostra Costituzione vi furono inseriti. Alle donne che lavorarono prima e dopo quelle elezioni, tutti noi dobbiamo moltissimo. Non solo furono le promotrici del cammino per l’affermazione della cittadinanza femminile, furono soprattutto le fautrici della rinascita della democrazia italiana dopo gli anni oscuri del fascismo.
Questa sera mi è venuta voglia di riprendere un testo studiato molti anni fa, per il mio primo esame all’università. Il testo si intitola Diventare cittadine. Il voto delle donne in Italia, di Anna Rossi-Doria. L’ho pagato, nel 2000, 12.000 lire. Ho ritrovato diverse parti che avevo sottolineato a matita, e poi vari riassunti, a fianco delle pagine. A pagina 105 scopro un’annotazione “Questo, è!”. Rileggo, e riporto:

“Anche nella memoria di una partigiana bolognese, Zelinda Resca, l’emozione individuale si intreccia con l’idea di riscatto collettivo: Finalmente potevamo votare. Era una rivincita, una rivincita come donne, che non avevamo mai potuto fare niente. Le nostre mamme che non avevano mai potuto dire una parola, questa era un’occasione (…) Io sinceramente sono emozionata anche adesso quando vado a votare; allora figuriamoci! Credo che le mani tremavano.
Tremavano anche le mani di affermate scrittrici. Cosi Anna Banti: Quanto al ’46 e quel che di importante ci ho visto e sentito, dove mai ravvisarlo se non in quel 2 giugno che, nella cabina di votazione, avevo il cuore in gola e avevo paura di sbagliarmi fra il segno della repubblica e quello della monarchia? Forse solo le donne possono capirmi: e gli analfabeti. Quando i presentimenti neri mi opprimono, penso a quel giorno, e spero.
Ancora, Alba De Cespedes: Il giorno delle elezioni uscii liberata e giovane, come quando ci si sente i capelli ben ravviati sulla fronte.

Probabilmente il mio commento a queste parole “Questo, è!” voleva significare “Questo è il vero senso di questa storia”.

Voglio ricordarlo con le loro parole, questo anniversario.